Un Filosofo è il miglior amico di un Manager

Un Filosofo è il miglior amico di un Manager

Parafrasando una famosa canzone che dice che i diamanti sono i migliori amici di una ragazza, potremmo dire che un filosofo, con la sua formazione, è il miglior amico di un imprenditore, un amministratore delegato, un manager.


Dopo tutto, molte delle qualità che fanno di un imprenditore o manager un buon imprenditore o manager sono le stesse qualità che rendono un filosofo un buon filosofo.

Entrambe le attività richiedono una comunicazione chiara, un pensiero critico e la capacità di argomentare le proprie idee. Queste sono solo alcune delle capacità che gli uomini d’affari condividono con i filosofi, ci sono molte altre e più preziose lezioni che gli imprenditori e gli amministratori delegati possono imparare da questa antica disciplina.

Ecco sei buone ragioni per cui un manager dovrebbe avere un filosofo al proprio fianco, perché entrambi:

1. Amano il dibattito.
Un'abilità importante che tutti i filosofi imparano è la capacità di seguire una discussione fino alla fine prestando attenzione ai dettagli di ogni passaggio. È un'abilità preziosa per chi sta organizzando una riunione o è seduto di fronte a potenziali investitori. Un dibattito ben condotto diventa tanto più importante quanto l’azienda inizia a crescere e ci sono più stakeholder. Se nel metodo filosofico il dibattito è il percorso per avvicinarsi quanto più possibile alla verità, in azienda un dibattito, ripeto, ben condotto e con buone argomentazioni, è spesso la chiave per trovare la linea d'azione più efficace. Un modo per aggiungere qualità e valore all’impresa consiste nel favorire una politica di dibattito aperto e incoraggiare i propri collaboratori - indipendentemente dal loro livello - a saper condividere un punto di vista diverso dal proprio o a controargomentare ad affermazioni con le quali non sono d'accordo. Sebbene i filosofi abbiano la reputazione di essere polemici, non vedono una discussione come una competizione che comporta un vincitore e un perdente. Piuttosto è un esercizio che porta tutti gli interlocutori più vicini alla verità. Quindi non dovremmo essere delusi se qualcuno presenta una contro argomentazione alla quale non riusciamo a trovare risposta. Quando questo accade un buon filosofo è grato al proprio interlocutore per averlo aiutato a scartare convinzioni false o deboli e a costruirne di più forti. E questo è un beneficio inestimabile anche nella vita in azienda.

2. Stanno scomodi.
L’evoluzione tecnologica iperaccelerata e la competizione globale fanno sì che i manager dovranno prendere sempre più spesso decisioni che non possono basarsi sull’esperienza passata e lo dovranno fare su questioni complesse che non sono semplicemente o bianco o nero. Ciò significa che ci si dovrà abituare a lavorare in un ambiente in cui ci sono poche garanzie. Per la maggior parte delle persone è un percorso difficile, una curva di apprendimento ripida. Nella nostra epoca ci sono infinite ragioni, più che cinquant'anni fa, per sentirsi incerti e insicuri: le lacune tra i nostri mezzi per agire efficacemente e i compiti che ci troviamo di fronte sono divenute più evidenti e più minacciose rispetto a quelle affrontate dai nostri padri e nonni. Per i filosofi invece trattare l’ambiguità non è una novità. La filosofia insegna a gestire l'incertezza e a mantenere la calma. Come ha detto Bertrand Russell: “Penso che nessuno dovrebbe essere certo di nulla. Se sei sicuro, sicuramente ti sbagli perché niente merita la certezza. Quindi si dovrebbero mantenere tutte le proprie convinzioni con un certo elemento di dubbio e si dovrebbe essere in grado di agire vigorosamente nonostante il dubbio. ... Nella vita pratica si dovrebbe agire sulle probabilità e ciò a cui dovrebbe badare la filosofia è incoraggiare le persone ad agire con vigore senza completa certezza.” (1)

3. Vedono il quadro generale nei più piccoli dettagli.
Si dice che “è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda” cioè che prestando attenzione alle piccole cose e ai lati apparentemente insignificanti si capiscono veramente i problemi di una determinata situazione o i limiti di un progetto. Nel fare filosofia ci si esercita proprio in questo: in primo luogo si cerca di capire una idea, un argomento nel modo più benevolo possibile adottando il principio di carità - ogni volta si cerca di comprendere la versione più forte e persuasiva di un argomento. Poi si sottopone la propria comprensione ad una seria valutazione critica, passaggio per passaggio, per vedere se alcuni di questi possano condurre a situazioni paradossali. (2)
Ma vi è anche un altro senso, diciamo ‘opposto’, del detto: cioè che se non riesci a vedere il quadro generale e ti concentri solo sui dettagli potresti finire per perseguire idee che non vanno da nessuna parte. È facile lasciarsi distrarre dai dettagli e trovarsi all'improvviso in mezzo alla palude. Una competenza filosofica è preziosa in queste situazioni in quanto aiuta ad analizzare come le decisioni più piccole possano eventualmente inserirsi in quelle più grandi e in che modo le modificano.

4. Tengono le loro emozioni sotto controllo.
È importante avere una passione per quello che fai, ma l'entusiasmo non significa di per sé essere abili. In filosofia impari a distaccarti dalle tue emozioni e prendere decisioni con una sana logica. Per gli imprenditori e i manager è una lezione preziosa, dal momento che è facile innamorarsi di una nuova idea o prodotto, soprattutto se hai già investito molto tempo o denaro in esso, e trascurare difetti più o meno evidenti. Quando si sta prendendo una decisione importante la componente emotiva sarà sempre alta. Quindi, come facciamo a sapere se stiamo facendo delle buone scelte? La filosofia insegna alle persone a pensare in modo logico, il che aiuta a gestire meglio le emozioni. Porta a chiederci, ad esempio, se la resistenza verso una certa soluzione è basata sulla emotiva paura di fallire o su un valido ragionamento logico? Quando si inizia un nuovo progetto discuterne seguendo il metodo filosofico aiuta a tenere a freno la componente emotiva.

5. Sezionano i problemi complessi.
Si dice che Einstein abbia affermato che “se avesse avuto solo un'ora per risolvere un problema, avrebbe passato 55 minuti a definire il problema e i rimanenti 5 minuti a risolverlo secondo la prassi abituale”. Questa citazione mette in luce un'abilità che i filosofi devono padroneggiare: la capacità di sezionare problemi complessi in quelli più semplici. Cartesio ne Il discorso sul metodo giunse alla formulazione di quattro regole per svolgere in modo esatto e ordinato un ragionamento. La seconda di queste regole, la regola dell'analisi, prevede la separazione dei problemi in parti elementari che vanno analizzate singolarmente e non nell'insieme. Solo dopo tale analisi, secondo la terza regola o della sintesi, si rielaborano le parti analizzate che vengono correlate tra loro. Questa è una abilità indispensabile anche nella gestione di una impresa sia per quanto riguarda i grandi obiettivi, che vanno suddivisi in sotto obiettivi più facilmente gestibili e raggiungibili, sia per affrontare grandi problemi che, per diventare delle grandi opportunità, vanno suddivisi in sottoproblemi e risolti uno per uno, eventualmente creando una gerarchia di urgenza o di priorità.

6. Mettono in conto il fallimento
Scrive Costica Bradatan: “la storia della filosofia occidentale non è altro che una lunga successione di fallimenti, seppur fecondi e affascinanti. Tutti i maggiori filosofi si affermano tipicamente prendendo di mira i ‘fallimenti’, gli ‘errori’, i ragionamenti falsi o le ‘ingenuità’ di altri filosofi, solo per essere poi a loro volta liquidati da altri come un altro fallimento. Ogni nuova generazione di filosofi considera suo dovere indicare gli errori di quella precedente, come se qualsiasi cosa la filosofia faccia, questa sia destinata a fallire. Tuttavia, di fallimento in fallimento ha prosperato per secoli. […] Il fallimento sembra nutrire la filosofia, tenerla viva.” (3) Egualmente nella vita di impresa gli errori aiutano a capire e ad andare avanti più velocemente. Fallire in qualcosa non vuol dire essere dei falliti. Ogni imprenditore o manager mette in conto, all’inizio di un progetto, che esso possa fallire. Almeno pensa di fare così, poi in realtà accusa il colpo, anche perché siamo stati abituati a pensare che il fallimento sia qualcosa da evitare a ogni costo. Indubbiamente non è piacevole non raggiungere un obiettivo e la nostra cultura ci porta a giudicare negativamente i fallimenti, invece di considerarli dei maestri, magari che ci provocano dolore, che ci indicano la via per progredire. Per poter apprendere da un'esperienza dobbiamo imparare ad interrogarla ed è questo che la filosofia fa da 2.500 anni.

Note

1) Intervista con Woodrow Wyatt, Coronet Film, 1960.

2) Per rimanere in epoche recenti e nell’ambito della filosofia della matematica vi sono due celebri esempi: l’antinomia (o paradosso) detta del barbiere di Russell che dimostrò la contraddittorietà della teoria ingenua degli insiemi di Georg Cantor e i teoremi di incompletezza di Gödel che dimostrò che l'aritmetica risulta incompleta: ovvero vi sono delle verità matematiche non dimostrabili matematicamente.

3) COSTICA BRADATAN, In Praise of Failure in New York Times, The Stone series online edition, 15 Dicembre 2013.